Tra attacchi e difese: Insidie e resistenze nella storia del tailoring maschile napoletano
Sinopse
Agli albori degli anni ’50 il comparto sartoriale maschile napoletano, così come quello nazionale, si sono trovati ad affrontare un’importante crisi dovuta alla produzione industriale dell’abbigliamento. Questo è stato solo l’inizio di un periodo avverso. Difatti, ad aggiungere ulteriore complessità a una situazione già intricata, sono stati i giovani rivoluzionari degli anni '60, i quali, in maniera consapevole, si sono schierati contro una serie di ampi fattori sociali, politici ed economici e hanno trasmesso anche attraverso l’abbigliamento il desiderio di sfidare le autorità, di cambiare il mondo e di creare una società più equa e tollerante. I Mod, gli Hippies, la Beat Generation hanno distolto l’attenzione dai capi sartoriali che, da emblema di eleganza, sono stati ritenuti, invece, simbolo di austerità e scarsa praticità. Gli anni che sono seguiti hanno continuato a riflette il desiderio di libertà, pertanto, il guardaroba maschile si è allontanato sempre di più dall’abito classico sartoriale, per adottare nuovi indumenti come i blue jeans, il cardigan, lo sportswear. In risposta a questa condizione, i Maestri sarti delle principali botteghe partenopee, quali Kiton, Isaia, Gennaro Rubinacci e Angelo Blasi, hanno adottato strategie innovative per fronteggiare il cambiamento del mercato. Tale contributo, attraverso il supporto di documentazione inedita, vuole esaminare, per la prima volta, le azioni che hanno consentito a queste aziende di resistere e sopravvivere a una crisi così difficile e prolungata nel tempo.
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